Dopo aver inviato una mail importante, la testa non si ferma

Dopo aver inviato una mail importante, la testa non si ferma

Scritto da Matteo Ricci il · 5 mins read

Il momento preciso in cui perdi il controllo

Invio la mail.
Chiudo la finestra.
La riapro.

Refresh.

Apro un’altra tab “per lavorare”.
Torno alla inbox.
Refresh.

Non sto “in ansia”.
Sto facendo il professionista serio.

Intanto la testa riscrive la mail:
forse il tono, forse quel punto, forse ho chiesto troppo.

E mentre “controllo”, mi brucio la cosa che mi serve davvero:
attenzione continua su un altro task.

Mi succede sempre nello stesso punto: dopo che fatto tutto quello che potevo fare.
Da lì in poi non c’è più azione.
C’è solo una cosa: controllo mentale travestito da lavoro.


Questo non è ansia: è un loop di controllo

Chiamarla “ansia” è comodo, ma impreciso.
E l’imprecisione peggiora le cose: ti porta a cercare calma, quando ti serve separazione.

Quello che parte dopo l’invio non è paura in senso romantico.
È controllo retroattivo: un tentativo di sistemare mentalmente qualcosa che, nella realtà, è già uscito dalla tua giurisdizione.

Quando lo chiamo “ansia”, mi metto a negoziare con la testa.
Quando lo vedo come loop, posso trattarlo come un processo che si è acceso e che posso nominare.

Io l’ho capito quando mi sono accorto che non stavo male.
Stavo solo cercando di prevedere una risposta che non potevo anticipare.

Nomina: dare un nome che fermi il processo

In MessyMind, Nomina non serve a sentirsi meglio.
Serve a vedere cosa stai facendo mentre lo fai.

Non si nominano stati d’animo vaghi.
Si nomina il processo attivo: il verbo, non l’atmosfera.

Nomi che non aiutano:

  • “Sono agitato”
  • “Sono insicuro”
  • “Sono fatto così”

Nomi che funzionano:

  • “Loop di controllo post-invio”
  • “Simulazione di risposta”
  • “Revisione infinita a posteriori”

Regola pratica:
se nel nome non c’è un’azione mentale (simulo, prevedo, revisiono),
non è un nome. È un’etichetta emotiva.

Quando uso il nome giusto, smetto di discutere con la testa.
La guardo lavorare.


La frase che interrompe (senza convincerti)

Non serve rassicurarsi.
Serve una frase che metta confine.

Quelle che uso io, quando parte il loop:

  • “Questo è controllo a posteriori, non lavoro.”
  • “La mail è partita. Il resto è simulazione.”
  • “Sto aspettando un evento esterno. Non posso accelerarlo.”
  • “Questo è un pensiero di servizio: prova a tenere il volante.”

Funzionano perché non promettono calma.
Descrivono ciò che sta accadendo e basta.
E spesso è sufficiente.


E allora?

Un vincolo, immediato:

Controllo inbox solo a slot (es. ogni 60–90 minuti), non a impulso.

Non per rilassarti.
Perché il loop si nutre di una cosa: accesso continuo.

Io chiudo la mail, cambio contesto
e lascio che la risposta — se arriva — mi trovi già dentro un altro compito.

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Questa non è una lettura.
È una sessione 1-to-1 su un loop reale che stai vivendo ora.

Come funziona

  • 1 sessione singola (75 minuti, video call)
  • lavoriamo su una mail o una situazione reale
  • usiamo la fase Nomina per:
    • distinguere evento, interpretazione e minaccia implicita
    • interrompere il controllo a posteriori
    • definire un vincolo operativo concreto

Per chi è

professionisti che funzionano ma perdono ore mentali dopo email, feedback o decisioni esposte.

Cosa ottieni

  • una mappa chiara del loop
  • una frase-confine personalizzata
  • un vincolo pratico applicabile subito

Cosa NON è

  • terapia
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FAQ

Perché dopo una mail importante continuo a controllare la posta?
Non è ansia in senso clinico. È un loop di controllo: la mente tenta di prevedere o correggere retroattivamente una risposta che non dipende più da te.
Nomina è una tecnica di mindfulness?
No. In MessyMind, Nomina non serve a rilassarsi ma a identificare un processo mentale attivo mentre accade, per ridurne l’automatismo.
Questa ruminazione è un problema di insicurezza?
Non necessariamente. Spesso riguarda persone competenti che, sotto esposizione o giudizio implicito, attivano un controllo a posteriori per ridurre l’incertezza.
La sessione 1-to-1 è terapia o coaching?
No. È un intervento cognitivo su un loop specifico e attivo, non un percorso terapeutico né motivazionale.